venerdì 21 dicembre 2007

4. Il discorso della montagna



“Beati i poveri…., beati gli afflitti….., beati i miti….., beati quelli che hanno fame e sete di giustizia……, beati i misericordiosi….., beati i puri di cuore….., beati i pacificatori….., beati quelli che sono perseguitati…… Beati sarete voi, quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Matteo, 5, 3-12)

Essere miti, avere fame e sete di giustizia, essere puri di cuore e pacificatori può trovare tutti d’accordo senza eccezione. Quelle virtù rappresentano quelle che chiamo le beatitudini “in positivo”. Certo, può anche costare perseguire quelle strade ma, in fondo, non c’è nessuna irragionevolezza in esse. Profondamente diverso il discorso sulle beatitudini “in negativo”. Essere poveri, afflitti, perseguitati, oltraggiati, diffamati non sembra proprio un ideale di vita da perseguire. E non lo é. Se così fosse, Hitler e i grandi massacratori della storia sarebbero dei benemeriti per aver creato così tanti afflitti, torturati, massacrati….Il senso profondo di queste beatitudini, io così credo, è quello di una fondamentale scelta di campo da parte di Gesù. Finché ci sarà un solo povero, un solo oppresso, un solo torturato, un solo emarginato e anche un solo veramente “solo”, Gesù sarà con lui.

Se questa, come credo, è la prospettiva giusta di queste beatitudini, allora tutte le dotte disquisizioni sui “poveri” oppure “poveri in spirito” (per non preoccupare troppo i facoltosi che pur facevano parte della chiesa), perdono di significato. Essere ricchi non è antievagenlico, purché il danaro non sia al primo posto nel cuore degli uomini.

21/12/2007

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