domenica 9 dicembre 2007

Orizzonti di valore



Dall’esame complessivo dei vangeli, senza preoccuparsi di stabilire con esattezza quali fatti siano veri o meno e quali parole si possano far risalire con sicurezza allo stesso Gesù, traspare indiscutibilmente un orizzonte di valori perenni, che è poi la sostanza del messaggio col quale siamo chiamati a confrontarci. Si possono fare tantissimi esempi in proposito. Alcuni varranno per tutti e serviranno a chiarire quella che considero la chiave di lettura giusta dei testi sacri: una lettura che “forma” la coscienza delle persone ma che non dà nessuna soluzione confezionata ai problemi concreti che ognuno vive nel corso della propria storia.

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico quando incontrò i briganti…” (Luca 10,30).

Potrebbe essere un fatto di cronaca come ne sono successi tanti e tanti ancora ne succederanno nel corso della storia. Quante volte una persona ha subito torti, furti rapine, è stato ferito, ucciso? Spesso le cronache riportano tali eventi che poi la storia normalmente nasconde nelle pieghe del tempo (a meno che non si tratti di situazione particolari che, appunto, “passano alla storia”). Dunque un fatto di cronaca di un’aggressione da parte di banditi accaduta non si sa quando e non si da dove si perde nel tempo e non lascia alcuna traccia.

Ma l’insegnamento di Gesù ha sfidato i secoli ed è ancora là per dirci chi sia davvero il nostro prossimo. Eppure quella parabola non racconta un fatto vero: è, appunto , una parabola: una “fiction narrativa” come Barbaglio chiama le parabole (Giuseppe Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea, EDB, 2002). Cosa è dunque più pieno di verità per la salvezza dell’uomo un fatto vero di cronaca o la parabola inventata del buon samaritano? La risposta è evidente e serve a capire che non è la veridicità o meno di un racconto a produrre un insegnamento etico imperituro.

9/12/2007

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